Cos'è il thin content
Immagina di cercare su Google "come fare il pesto genovese" e di trovare una pagina con tre righe scritte male, nessuna ricetta vera e cinque pubblicità. Ecco: quello è thin content.
In italiano: contenuto magro. Una pagina che esiste solo per esistere, senza dare valore reale a chi la legge.
L'indicizzazione è il processo con cui Google decide se inserire una pagina nei suoi risultati. Se il contenuto è troppo povero, Google la ignora — o peggio, la penalizza abbassando il posizionamento di tutto il sito.
Come funziona
Google usa dei sistemi automatici (i famosi crawler, cioè dei robot che leggono le pagine) per capire se una pagina merita di comparire nelle ricerche.
Questi robot valutano: quante parole ci sono, se rispondono davvero a una domanda, se il testo è copiato da altri siti, se la pagina è quasi identica ad altre dello stesso sito.
Se una pagina non supera questo esame, finisce in fondo all'elenco o non viene mostrata affatto. È come un filtro qualità.
Il problema è esploso con l'arrivo dei generatori di testo automatici: molti hanno iniziato a creare centinaia di pagine con contenuti generici e ripetitivi, sperando di scalare Google. Risultato? Google si è fatto più severo.
A cosa serve nella pratica
Se hai un sito, un blog o un e-commerce, ogni pagina che pubblichi viene valutata. Le pagine con thin content possono trascinare verso il basso l'intero sito, anche quelle buone.
Strumenti come Google Search Console (gratuito) ti mostrano quali pagine vengono indicizzate e quali no. Se vedi pagine escluse dall'indice, spesso il motivo è proprio la qualità del contenuto.
Altri tool utili per analizzare e migliorare la situazione:
- Semrush e Ahrefs: fanno un audit del sito e segnalano le pagine con contenuto povero
- Screaming Frog: analizza tutte le pagine e mostra quelle con pochissimo testo
- Surfer SEO: ti aiuta a capire quanto deve essere ricco un contenuto per competere su Google
Perché ti riguarda
Se sei un freelancer o hai una piccola attività con un sito web, questo è roba tua. Ecco tre situazioni tipiche:
- Hai un e-commerce con schede prodotto copiate dal fornitore: Google le considera duplicate e le ignora.
- Hai un blog e hai usato un tool di intelligenza artificiale per generare 50 articoli in un giorno, tutti superficiali: rischi una penalizzazione.
- Hai un sito vetrina con pagine quasi vuote tipo "Chi siamo" con due righe: non ti aiutano a posizionarti.
La soluzione non è scrivere tanto per scrivere. È scrivere cose utili, specifiche, che rispondono davvero a quello che le persone cercano.
Qualità batte quantità — su Google come nella vita.