Cos'è
Il compenso di un freelancer non è solo quello che il cliente ti paga. È quella cifra da cui devi sottrarre tasse, contributi e spese per capire quanto ti rimane davvero in tasca.
Esempio concreto: se fatturi 1.000 euro come designer con partita IVA in regime forfettario, non incassi 1.000 euro. Paghi circa il 15% di imposta sostitutiva (o il 5% nei primi anni) e i contributi alla Gestione Separata INPS, che oggi sono intorno al 26,23%. Risultato: potresti portare a casa circa 580-650 euro su quei 1.000 fatturati.
Questo calcolo cambia completamente se sei in regime ordinario, se hai una SRL, o se sei iscritto a un albo professionale con cassa previdenziale propria.
Come funziona
Pensa al tuo compenso come a una torta divisa in tre fette:
- Fetta 1 – Le tasse: l'imposta che paghi allo Stato sul tuo reddito. In regime forfettario è fissa e semplice. In regime ordinario segue gli scaglioni IRPEF (dal 23% al 43%).
- Fetta 2 – I contributi: i soldi che vai a versare per la tua pensione futura. Se non hai una cassa professionale, finisci alla Gestione Separata INPS.
- Fetta 3 – Il tuo netto: quello che ti rimane. Spesso molto meno di quello che ti aspettavi.
Il trucco è calcolare prima quanto vuoi guadagnare davvero, e poi costruire la tariffa oraria o a progetto partendo da lì, non al contrario.
A cosa serve nella pratica
Sapere come funzionano i compensi ti aiuta a fissare prezzi giusti e a non svendere il tuo lavoro.
Strumenti utili per i freelancer italiani:
- Fatture in Cloud – gestisce fatturazione e ti dà una panoramica chiara di entrate e uscite.
- Fiscozen – piattaforma italiana che aiuta i freelancer a gestire la contabilità e calcolare le tasse in modo semplice.
- Calcolatore INPS online – per stimare i contributi alla Gestione Separata in base al tuo reddito annuo.
Con questi strumenti puoi simulare scenari diversi: se faturo X, quanto pago? Quale regime mi conviene?
Perché ti riguarda
Se sei un freelancer o stai pensando di aprire la partita IVA, questo è il numero più importante che devi conoscere.
Molti professionisti italiani fissano tariffe basandosi su quello che fanno gli altri, o sul proprio ex stipendio da dipendente. Errore enorme. Un dipendente che guadagna 2.000 euro netti al mese costa all'azienda circa 3.500 euro lordi. Tu, da solo, devi coprire tutto: tasse, contributi, ferie, malattia, strumenti di lavoro.
La regola pratica che usano in molti: moltiplica per 2 il netto che vuoi guadagnare, e quello è il punto di partenza per la tua tariffa lorda. Non è perfetta, ma ti salva dal lavorare in perdita senza accorgertene.
Conoscere i propri compensi non è roba da commercialista. È la base per fare il freelancer in modo sostenibile.